Le cugine
“Le cugine” ha il più grande pregio che un’opera letteraria possa avere: un personaggio principale che resta nella memoria, vivace ed evidente. Il suo nome è Yuna. Pablo Maurette - Robinson di Repubblica
Le cugine è una favola dark, scritta divinamente e piena di umorismo e di malinconia. Francesca Pellas - Il Foglio
Se abbiamo sempre creduto, come diceva Tolstoj, che tutte le famiglie felici si somigliano, forse non abbiamo mai letto Aurora Venturini. Le cugine racconta la storia della famiglia López, felice e infelice a suo modo. Una famiglia disfunzionale, certo, dalla quale gli uomini sembrano essersi dileguati: c’è la madre, un’insegnante in pensione, c’è Betina, «errore della natura», e c’è Yuna, che nonostante abbia dei problemi con il linguaggio è la protagonista e indimenticabile narratrice. La conosciamo quando è solo una ragazzina, testimone arguta e implacabile delle disgrazie che la circondano – deformità, violenze, separazioni burrascose – e la seguiamo fino a vederla diventare una pittrice di successo. Nel suo monologo torrenziale, in cui la punteggiatura è fatica e ostacolo, Yuna sembra dirci che da vicino nessuno è normale, e che delusioni, sofferenza e oblio fanno in fondo parte della vita.
Le cugine è un romanzo di formazione oscuro e brutale, che guarda là dove il nostro occhio non vuole mai posarsi – alla mostruosità e all’infermità mentale – con una prosa ingenua e crudele in parti uguali, lontana da ogni idea di politically correct, eppure vicinissima a ciò che accade quando la letteratura incontra una sfrenata originalità.
Leggi un estrattoTrattenni una lacrima che era sul punto di rotolare con fragore sul pavimento perché sarebbe stato il lacrimone gigante che non avevo mai pianto fin da quando ero stata in grado di capire – a metà – il senso delle conversazioni tra le persone cosiddette normali.
Aurora Venturini