
Piercy ha creato questa società ideale con tanta passione, eloquenza ed energia che il lettore non solo la trova credibile, ma ne prova anche una sorta di paradossale nostalgia. Anche i più cinici ne usciranno ristorati e rinfrancati. - Publishers Weekly
Donna sul filo del tempo è la storia di Connie Ramos, una donna chicana ingiustamente rinchiusa in un ospedale psichiatrico, e del suo incontro con Luciente, una strana figura androgina apparentemente venuta dall’anno 2137.
Attraverso il contatto con Luciente, Connie si ritrova proiettata dalla New York degli anni Settanta – lacerata da violenza, povertà e disuguaglianze – in una comunità che sembra esserne l’antitesi: Mattapoisett, un piccolo villaggio alla foce di un fiume, dove gli abitanti portano curiosi nomi da nativi americani e gestiscono le risorse in un rapporto quasi sacrale con la natura; dove i ruoli di genere sono stati superati e la maternità è un compito condiviso tra donne e uomini; dove il denaro non esiste e la tecnologia è al servizio dei bisogni di tutti. Ma il futuro di Luciente, che tanto contrasta con le privazioni cui è sottoposta Connie nella sua reclusione, non è l’unico possibile, perché altri più minacciosi ne incombono.
Un romanzo immaginifico in cui la denuncia sociale si mescola con la favola utopica, e che quasi cinquant’anni fa anticipava temi oggi più urgenti che mai, dai rapporti di potere tra i sessi alla libertà dei corpi, dall’emergenza ambientale alla distribuzione delle ricchezze.
Leggi un estrattoL’utopia nasce dal desiderio di un mondo migliore, ma per immaginare questo futuro ha bisogno del motore della speranza. Io volevo prendere quelle che mi sembravano le idee più fertili dei vari movimenti per il cambiamento sociale e renderle vivide e concrete: è stata questa la vera genesi di «Donna sul filo del tempo».
Dalla prefazione dell'autrice